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La certificazione Bandiera Blu: come funziona davvero

2025-02-07

La Bandiera Blu è il marchio balneare più riconoscibile al mondo. In Italia appare su manifesti comunali, depliants turistici e tabelle affisse all'ingresso delle spiagge ogni estate. Ma cosa significa esattamente? Chi la assegna, in base a quali criteri, e quanto è affidabile come indicatore di qualità? E quali sono le alternative per chi vuole informazioni più specifiche o più locali?

La FEE e la storia della certificazione

La Bandiera Blu è assegnata dalla FEE — Foundation for Environmental Education — un'organizzazione non governativa con sede a Copenaghen, fondata in Francia nel 1981. La prima edizione fu limitata alla Francia; l'estensione all'intera Europa avvenne nel 1987 con 244 spiagge certificate. Oggi la certificazione copre 50 paesi su 5 continenti, con oltre 4.500 spiagge e oltre 800 marina certificate ogni anno.

In Italia la FEE opera attraverso l'FEE Italia, con sede operativa a Roma, che gestisce le candidature, le ispezioni e la comunicazione con i comuni. La Bandiera Blu viene assegnata annualmente — non è una certificazione permanente — il che significa che ogni anno le spiagge devono rinnovare la domanda e superare nuovamente la verifica.

I 33 criteri

I criteri sono organizzati in quattro categorie principali: qualità delle acque, gestione ambientale, sicurezza e servizi, educazione e informazione ambientale. In totale sono 33, di cui 26 obbligatori (tutti devono essere soddisfatti per ottenere la certificazione) e 7 raccomandati (facoltativi, ma la FEE li incoraggia).

La qualità delle acque è il criterio più stringente: i campioni devono rispettare i limiti di E. coli, enterococchi intestinali e altri indicatori microbiologici stabiliti dalla Direttiva Europea sulle Acque di Balneazione (2006/7/CE). I dati delle analisi devono essere esposti alla spiaggia in forma comprensibile ai visitatori.

La gestione ambientale include: divieto di scarichi non trattati in prossimità della spiaggia, presenza di raccoglitori per rifiuti differenziati, gestione delle strutture balneare in modo da non danneggiare dune, vegetazione e fauna costiera, assenza di costruzioni illegali nell'area.

La sicurezza e i servizi richiedono: pronto soccorso accessibile, accesso per persone con disabilità (tra i criteri raccomandati, non obbligatori), docce e servizi igienici, personale di salvamento durante l'orario di apertura.

L'educazione e informazione ambientale prevede: cartellonistica sul programma Bandiera Blu, informazioni sulla fauna e la flora locali, almeno una attività educativa per la comunità scolastica o i turisti nell'arco dell'anno.

Perché le spiagge perdono la Bandiera Blu

Le cause di revoca più comuni sono tre. La prima è il deterioramento della qualità delle acque: un episodio di inquinamento — fognature malfunzionanti, deflusso agricolo, sversamento industriale — che faccia superare i limiti microbiologici. La revoca in questo caso è immediata e la spiaggia non può esporre la bandiera.

La seconda causa è il mancato rispetto dei criteri di gestione: costruzioni abusive, mancanza di raccolta differenziata adeguata, assenza del personale di salvamento durante gli orari dichiarati.

La terza causa — meno frequente ma significativa — è la rinuncia volontaria da parte del comune, spesso per motivi politici (cambi di amministrazione che non hanno rinnovato la candidatura) o economici (il costo della certificazione, che include le ispezioni, è a carico del comune richiedente).

In Italia, alcune spiagge perdono e riacquistano la Bandiera Blu in anni alterni a causa di problemi ricorrenti con la qualità delle acque, legati a sistemi fognari obsoleti nei comuni costieri.

Distribuzione per paese

La Spagna è il paese con il maggior numero di Bandiere Blu al mondo: nel 2024 ha superato le 600 certificazioni, con una concentrazione alta in Catalogna, nelle Baleari e sulla Costa del Sol. Seguono Grecia (600 circa), Turchia (500 circa), Francia (400 circa) e Italia (oltre 200). Il Portogallo, pur avendo una costa relativamente breve, ha una delle densità per chilometro di costa più alte d'Europa.

Il dato della Spagna in testa non implica necessariamente che le spiagge spagnole siano le più belle o le più pulite, ma che il sistema amministrativo spagnolo ha investito in modo sistematico nella candidatura e nel rispetto dei criteri FEE. I comuni spagnoli hanno incentivi economici a ottenere la Bandiera Blu — porta turisti e finanzamenti regionali.

Bandiera Blu vs altre certificazioni

La Bandiera Blu non è l'unica certificazione balneare. In Italia esiste la Bandiera Verde, assegnata dai pediatri italiani sulla base di criteri di sicurezza per i bambini (fondale basso, bagnini, acqua non agitata). Non è una certificazione ambientale ma di sicurezza per le famiglie.

La Bandiera Blu Internazionale (quella FEE) va distinta dalla Bandiera Blu italiana, che è un marchio diverso assegnato dalla Marina Militare Italiana in collaborazione con il Touring Club Italiano. I due marchi condividono il nome ma non i criteri.

In Australia, Surf Life Saving Australia gestisce il sistema di spiagge pattugliate (patrolled beaches) con bandiere rosse e gialle e un codice di sicurezza altamente codificato. Non è una certificazione ambientale ma di sicurezza — e per molti australiani è più affidabile come indicatore pratico della Bandiera Blu, perché comunica quando e dove ci sono i bagnini.

Il programma Green Coast in Galles, gestito dal Keep Wales Tidy, certifica spiagge selvatiche (non attrezzate con servizi commerciali) che rispettano criteri ambientali, come alternativa alla Bandiera Blu per contesti rurali e remoti.

Quanto vale la certificazione

La Bandiera Blu è uno strumento utile ma va letto per quello che è: una verifica annuale basata su criteri standardizzati che include la qualità dell'acqua come dato centrale, ma non certifica la bellezza della spiaggia, l'assenza di folla, la qualità dell'ecosistema marino nel suo complesso o la sostenibilità del turismo nell'area.

Molte delle spiagge più belle del mondo non hanno la Bandiera Blu — perché si trovano fuori dall'Europa, perché sono troppo remote per un sistema di campionamento regolare, o perché i loro comuni non hanno presentato domanda. Le spiagge sulla mappa includono sia spiagge certificate che spiagge selvagge e remote: la certificazione è un filtro tra i tanti, non il più importante.

Come verificare lo stato di una spiaggia

Il sito ufficiale della FEE (blueflag.global) pubblica ogni anno la lista aggiornata delle spiagge e marina certificate, ricercabile per paese. Il sito dell'FEE Italia (fee-italia.it) ha la lista italiana con i dettagli per provincia. In Italia, i dati di qualità delle acque di balneazione sono pubblicati anche sul portale ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), che aggiorna i risultati delle analisi microbiologiche durante la stagione balneare.

La Direttiva Europea sulle Acque di Balneazione (2006/7/CE) impone a tutti i comuni costieri degli stati membri di classificare le proprie acque in quattro categorie — eccellente, buona, sufficiente, scarsa — e di esporre la classificazione sulla spiaggia. Questa classificazione è distinta dalla Bandiera Blu ma ne è il presupposto: una spiaggia con acque classificate "scarse" o "sufficienti" non può ottenere la certificazione FEE. I dati sono pubblici e consultabili sul portale EEA (European Environment Agency) per tutti i paesi europei.

Marina e porti turistici

La Bandiera Blu non si assegna solo alle spiagge ma anche ai marina — porti turistici per barche da diporto. I criteri per i marina riguardano la gestione dei rifiuti, il trattamento delle acque di sentina, la qualità dell'acqua nel porto, la sicurezza degli ormeggi e le strutture per i diportisti. In Italia nel 2024 erano certificati oltre 70 marina. Per chi naviga lungo coste europee, la presenza della Bandiera Blu in un porto è un indicatore affidabile di qualità gestionale e di acqua pulita nel bacino.