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Turismo balneare responsabile: guida pratica

2025-01-23

Il turismo balneare è una delle forme di turismo di massa più intense del pianeta. Oltre 4 miliardi di persone visitano una spiaggia ogni anno, e la concentrazione temporale — alta stagione, weekend, festività — significa che poche centinaia di metri di costa ricevono decine di migliaia di visitatori in poche settimane. I danni che ne derivano non sono inevitabili: molti dipendono da scelte individuali che si possono cambiare senza rinunciare all'esperienza.

Leave no trace in spiaggia

Il principio "leave no trace" — non lasciare tracce — nasce nel contesto del campeggio e del trekking, ma si applica con precisione alle spiagge. La versione balneare è semplice: tutto quello che porti con te, lo riporti via.

Questo include i mozziconi di sigaretta, che sono la forma di rifiuto più comune sulle spiagge mondiali (una sigaretta impiega fino a 10 anni a degradarsi in ambiente marino), i tappi di bottiglia, i frammenti di plastica degli snack, i cerotti, i fili di nylon da kite o aquilone. Gli oggetti piccoli finiscono in mare con maggiore facilità dei sacchetti grandi, proprio perché li si perde o li si dimentica con più facilità.

Molte spiagge organizzano operazioni di pulizia collettiva — beach cleanup — spesso coordinate da associazioni come Marevivo, Legambiente o i gruppi locali di Surfrider Foundation. Partecipare è un modo concreto di restituire qualcosa alla spiaggia che si frequenta.

Microplastiche dalle creme solari

Le creme solari convenzionali contengono filtri chimici — oxybenzone, octinoxate, octocrylene — che vengono rilasciati in acqua quando si fa il bagno. Studi su barriere coralline in Hawaii, nei Caraibi e nel Mar Rosso hanno dimostrato che alcune di queste molecole interferiscono con la riproduzione dei coralli e possono causare sbiancamento anche in assenza di stress termico.

Hawaii e Palau hanno già vietato la vendita di creme con oxybenzone e octinoxate. La Florida Keys ha restrizioni simili in alcune aree protette.

Le creme solari "reef-safe" usano filtri minerali — ossido di zinco e biossido di titanio — che non si sciolgono in acqua ma rimangono sulla pelle come barriera fisica. Non sono prive di problemi (le nanoparticelle di biossido di titanio hanno una letteratura scientifica ancora aperta) ma rappresentano l'alternativa con meno impatto documentato.

La versione non nano dell'ossido di zinco — identificabile in etichetta come "zinc oxide, non-nano" — è considerata la scelta più sicura per gli ecosistemi marini. Lascia un residuo bianco sulla pelle, che la nuova generazione di prodotti riduce ma non elimina completamente.

Plastica monouso

Le bottiglie di plastica monouso, i sacchetti, le posate usa e getta, i piatti di polistirolo — tutto questo finisce frequentemente in acqua nelle spiagge ad alta frequentazione. L'Unione Europea ha vietato molti di questi prodotti dal luglio 2021, ma la norma è applicata in modo discontinuo e molti prodotti equivalenti sono ancora in circolazione.

Portare la propria borraccia riutilizzabile, un sacchetto di tela e posate personali è la soluzione più efficace e la più indipendente dalla regolamentazione locale. Alcune spiagge hanno installato fontanelle di acqua potabile — cercare l'indicazione "acqua corrente" o "refill station" — ma la copertura è ancora irregolare.

Intreccio di lenze e ami da pesca

Il fishing gear lost o ghost gear — lenze, ami, reti abbandonate — è uno dei problemi meno visibili ma più letali per la fauna marina. Le lenze di nylon si degradano molto lentamente (da 25 a 600 anni in ambiente marino) e continuano a intrappolare pesci, uccelli marini e tartarughe per decenni dopo essere state abbandonate.

Sulle spiagge frequentate da pescatori sportivi, lenze attorcigliate ai rami o lasciate sui scogli sono comuni. Non toccarle senza guanti; raccoglierle e smaltirle in un contenitore rigido (non in sacchetti aperti, per evitare che gli animali ci finiscano dentro). Molte associazioni di pesca sportiva organizzano giornate di rimozione del ghost gear — è uno dei contributi più diretti che un pescatore sportivo può dare.

Economie locali

Il turismo balneare muove enormi flussi di denaro, ma una parte significativa di quel denaro non raggiunge le comunità locali. I resort all-inclusive, le catene di ristorazione e le agenzie turistiche internazionali catturano la maggior parte della spesa, mentre i venditori ambulanti, i noleggiatori di barche locali e i ristoranti familiari ricevono spesso le briciole.

Scegliere deliberatamente di spendere in attività locali — mangiare nei ristoranti del posto, noleggiare attrezzatura da negozi locali, comprare artigianato direttamente dai produttori — ha un impatto economico sproporzionato rispetto alla spesa individuale. In molte spiagge dei paesi in via di sviluppo, la vendita di frutta fresca o artigianato da parte di venditori locali è il principale reddito di intere famiglie.

La "stagione dei rifiuti" a Bali

Bali è diventata un caso studio nel dibattito sul turismo irresponsabile. Ogni anno, tra novembre e marzo, le correnti oceaniche portano sulle spiagge dell'isola migliaia di tonnellate di rifiuti plastici provenienti dall'interno dell'Indonesia e da altri paesi del Sud-Est asiatico. Le spiagge di Kuta, Seminyak e Canggu si trovano coperte di detriti che richiedono operazioni di pulizia massicce.

Il problema non è causato dai turisti ma è aggravato dal turismo: l'industria balneare di Bali consuma risorse e produce rifiuti locali che si sommano ai rifiuti oceanici. Alcune organizzazioni locali — Bali Clean Up, SayNoToPlastic — coordinano pulizie quotidiane con personale pagato, finanziate in parte dalle tasse di soggiorno. Partecipare direttamente o contribuire economicamente a queste organizzazioni è una delle risposte più concrete che un turista può dare.

La mappa come strumento

Alcune delle spiagge sulla mappa hanno note sull'ecosistema locale, sulla presenza di barriere coralline o aree protette nelle vicinanze. Queste informazioni aiutano a scegliere con consapevolezza e a capire quali precauzioni ambientali siano più rilevanti per ciascun sito.

Norme sulle aree marine protette

In Italia esistono 29 Aree Marine Protette nazionali, dalle Cinque Terre a Portofino, dall'Arcipelago Toscano alle Isole Eolie, da Capo Rizzuto a Torre Guaceto. All'interno di queste aree ci sono zone con diversi livelli di protezione: la zona A (riserva integrale) è spesso vietata alla balneazione, la zona B è accessibile con limitazioni, la zona C ha restrizioni minime. Entrare in una zona A o ancorare dove è vietato comporta sanzioni significative. Le regole sono esposte sui cartelli all'ingresso dell'area e disponibili sui siti delle singole AMP.

Acquisti responsabili come forma di riduzione dell'impatto

Il turismo balneare responsabile non riguarda solo il comportamento sulla spiaggia ma anche le scelte prima e dopo. Comprare souvenir prodotti localmente invece di oggetti importati — ceramiche, tessuti, prodotti alimentari — mantiene l'economia locale viva. Non acquistare coralli, conchiglie di specie protette, oggetti ricavati da tartarughe marine o ippocampi essiccati: molti di questi articoli sono venduti illegalmente nei mercati turistici di paesi in via di sviluppo e il loro acquisto finanzia il prelievo dalla natura. Le dogane europee sequestrano questi materiali al rientro, e il possessore può essere sanzionato anche se acquistati in buona fede.